“La Shoah è il prodotto storico del nazi-fascismo”

I sopravvissuti ai campi insegnano: non vendetta ma solidarietà nei riguardi di tutti i perseguitati.

L’intervista ad Antonio Parisella

La presidenza del Museo della Liberazione di Via Tasso era nel suo destino. Antonio Parisella è nato a Roma il 25 aprile del 1945, è stato professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Parma. Fino al dicembre scorso ha presieduto l’istituzione culturale sorta in quello che fu il carcere nazifascista, dove furono reclusi e torturati oltre duemila antifascisti. Paolo Emilio Taviani, medaglia d’oro della Resistenza che presiedette il Museo dal 1980 fino al 2001, anno della sua morte, disse a quello che sarebbe stato il suo successore che per occuparsi di Via Tasso occorrevano figure come quella appunto di Parisella, studioso ma anche militante.

Professore, 79 anni fa l’Armata russa ha aperto le porte di Auschwitz. Il 27 gennaio giorno della memoria, dello sterminio degli ebrei e non solo. Giorno dedicato al ricordo di tutti i disastri e le tragedie che nazismo e fascismo hanno causato all’Italia, all’Europa, al mondo.

Sì, un giorno per ricordare tutti i martiri del nazifascismo, anche quelli che spesso vengono dimenticati. Gli ebrei, certo, ma anche i gli altri. E tutti coloro che si impegnarono per evitare che quelle cose succedessero, cioè quelli che hanno resistito. E quindi per testimoniare che non c’è nessun contrasto, come alcuni affermano, tra 27 gennaio e il 25 aprile. Il ricordo della persecuzione e dell’internamento degli ebrei, dei rom sinti e camminanti, dei disabili e degli oppositori politici e il ricordo della Resistenza non sono cose che vanno messe in contrasto una con l’altra. Questa la prima considerazione. La seconda è che, come ci ha insegnato Primo Levi, ricordare la Shoah significa mettersi nella condizione di ricordare tutte le persecuzioni nei confronti di qualunque minoranza. Questo lo spirito vero del Giorno della Memoria e a questo spirito dovremmo tornare.

Affermi, quindi, che bisogna tornare, all’anima vera della giornata.

Non si deve trasformare in una festa, è una cosa importante. La festa è quella della Liberazione dal nazifascismo. Questo di oggi è un momento di riflessione su cosa è successo ottant’anni fa e cosa quella memoria propone per l’oggi.

Il 27 gennaio del 2024 cosa ci dice?

Dobbiamo, innanzitutto, fare i conti con il fatto che alla guida del Paese c’è una maggioranza di destra-centro composta anche da ex o post fascisti. E mi dispiace dirlo, perché vorrei che i governanti del mio Paese fossero più in linea con i valori della Costituzione. Poi questo atteggiamento conflittuale, che è anche un po’ un portato della società attuale, non va bene e penso sia grave: a ricordo si contrappone ricordo, a memoria si contrappone memoria.

Il Giorno della memoria si celebra nel pieno del conflitto in Medio Oriente.

Coinvolge popolazioni come quella di Israele, quella palestinese, che sono proprio legate ai meccanismi della memoria. Questo dimostra quanto siano fortemente cambiate le cose in quella zona. Appartengo a una generazione che è vissuta con il mito di Israele. E per noi Israele era il socialismo che si realizzava in terra, era un Paese democratico in mezzo ai satrapi orientali, era il Paese che aveva introdotto il contratto di lavoro dove prima c’erano i servi della gleba. Dopo il conflitto del ‘67 tanto è cambiato: si scoprì che in molti casi l’esercito israeliano si comportò da invasore, lo stesso Rabin che era il grande comandante dell’esercito in Cisgiordania, entrò in crisi e divenne il principale fautore della pacificazione e del rispetto per tutti. E poi, anche a causa dell’arrivo di ebrei dalla Russia e da Paesi dove avevano vissuto l’esperienza di una persecuzione che non aveva nulla di simile a quella nazista, dentro Israele si è consolidata una sorta di radicalizzazione. Da un lato soprattutto i coloni, dall’altro i palestinesi che vivevano dentro e fuori confini di Israele: quello Stato cominciava ad apparire come un repressore delle minoranze, questo ci ha messo tutti in difficoltà. Va pure detto che troppo spesso in Italia non si è data voce a quanti in quel Paese si sono opposti e si oppongono a questa radicalizzazione.

E poi la strage del 7 ottobre per mano di Hamas…

Il 7 ottobre mi ha sconvolto. Ma pochi giorni dopo ho dovuto vedere quello che stava succedendo, quello che stava facendo l’esercito di Israele e mi sono vergognato. Perché per me l’esercito d’Israele era sempre l’esercito dei figli, dei nipoti delle vittime della Shoah. Abbiamo sempre pensato che, proprio perché si era vissuta la tragedia dell’Olocausto, la logica della vendetta, la logica della legge del taglione erano espulse dalla nostra civiltà nel nuovo millennio. A Gaza, invece, vengono praticate quotidianamente.

Come si fa oggi, nell’Italia del 2024, a dare senso al Giorno della memoria visto che i sopravvissuti ai campi sono ormai quasi tutti scomparsi?

La prima cosa è che dai testimoni bisogna prendere tutto il lascito. A questo proposito torno a quanto sostenevano Primo Levi, Vittorio Emanuele Giuntella, gli psicologi che erano nei lager, tutti hanno legato l’esperienza della Shoah non alla vendetta, ma alla solidarietà nei riguardi di quelli che venivano perseguitati. Questa per me è la cosa molto importante da far conoscere. La seconda, erano sempre testimoni come Levi e Giuntella a spiegarlo, la Shoah non è una cosa in sé: è un prodotto storico del nazismo. Non si può parlare della Shoah se non si sa che cos’è e cosa è stato il nazismo.

Dicevi che esiste un legame inscindibile tra la Shoah e il nazismo. Il fascismo dentro questo legame come si colloca?

È il legame della condivisione. Quella nazista era un’idea di Europa e l’Italia fascista condivideva quella idea, era una parte di quell’Europa subordinata alla Germania nazista. Gli italiani hanno fatto delle cose eccezionali contro la Shoah, ma gli italiani, non l’Italia. L’Italia fascista ha fatto la sua parte di persecuzione, si è adeguata passo dopo passo non solo alla Shoah, ma a tutte le forme di sopraffazione. Basti pensare a Graziani che ha tradito i suoi soldati, ha fatto disarmare 2.500 Carabinieri a Roma e li ha messi in mano alle SS. O ancora, ciò che è stato fatto in Libia e in Etiopia, le persecuzioni razziali e la repressione nei confronti di tutte le minoranze. Questo è stato fascismo ed è bene ricordarlo. Come è bene rammentare un’altra cosa: la legge che istituisce il Giorno della memoria afferma che vanno ricordati anche quegli italiani che hanno operato affinché persecuzioni e repressioni non andassero in porto.